domenica 15 aprile 2018

Crazy heart

anno: 2009       
regia: COOPER, SCOTT   
genere: drammatico   
con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Ryan Bingham, James Keane, Anna Felix, Paul Herman, Tom Bower, Beth Grant, Rick Dial, Debrianna Mansini, Jerry Handy, Jack Nation, Ryil Adamson, J. Michael Oliva, David Manzanares, Colin Farrell, Chad Brummett, José Marquez, LeAnne Lynch, William Marquez, Richard W. Gallegos, Brian Gleason, Harry Zinn, Josh Berry, William Sterchi    
location: Usa
voto: 6,5   

Nel corso di una tournée in New Mexico tra sale da bowling e locali di quart'ordine, Bad Blake (Bridges) - che un tempo era una stella della musica country - conosce la giornalista Jean (Gyllenhaal) in occasione di un'intervista. L'incontro con la giovane donna, sola e con un figlio di quattro anni a carico, costituirà per lui il viatico per una personale redenzione e per affrancarsi dall'alcol e da tutti i fallimenti matrimoniali che si è lasciato alle spalle.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, lo sceneggiatore Scott Cooper licenzia un film piuttosto convenzionale, "d'attore", non a caso capace di fruttare a un eccellente Jeff Bridges il primo, meritatissimo Oscar della sua carriera. Ambientato in un'America che sembra quella ritratta da Hopper - tra stazioni di servizio e motel fatiscenti - Crazy heart si divide tra una prima parte prevalentemente ambientata nei locali dove si esibisce il protagonista e una seconda nella quale prende corpo la relazione con la giornalista. Raccontato in forma di road movie con tanto di chiosa del maestro costretto a fare da spalla al proprio allievo (Farrell), il film risente di un eccesso di manierismo, probabilmente da ricercare nel soggetto originale (di Thomas Cobb) che infila una trama imperniata sull'antieroe maudit, già letta e sentita troppe volte.    

giovedì 12 aprile 2018

Io sono tempesta

anno: 2017       
regia: LUCHETTI, DANIELE  
genere: commedia  
con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini, Marcello Fonte, Franco Boccuccia, Paola Da Grava, Federica Santoro, Pamela Brown, Luciano Curreli, Jean Paul Buana, Stayko Yonkinsky, Mimmo Epifani, Simonetta Columbu, Klea Marku, Sara Deghdak    
location: Italia
voto: 3  

Condannato per frode fiscale, un magnate della finanza che vive a Roma in un lussuosissimo albergo tutto per sé (Giallini) viene condannato a un anno di servizi sociali (vi ricorda qualcosa?). Qui stringe amicizia con un padre sul lastrico (Germano) con figlio a carico e finisce sotto l'occhio ipervigile della responsabile della struttura (Danco), dal cui giudizio in termini di cooperazione ed empatia dipenderà la relazione al magistrato. Per ottenere la loro benevolenza, l'uomo cerca di ingraziarsi i poveracci invitandoli nella sua residenza faraonica e iniziandoli alle speculazioni finanziarie.
Ennesimo, infelicissimo passo falso di un autore ormai lontanissimo dalla sguardo attento che ebbe in film come Il portaborse o La scuola: qui l'osservazione della contemporaneità si stempera in un racconto bonario nel quale i senzatetto sono delle caricature e il plutarca prezzolato un simpaticone al quale il copione fornisce persino un alibi: quello di essere diventato così per via delle continue ingiurie subite dal padre. Per questa via, la satira si annacqua in una narrazione più attenta alla gag o alla battuta ma completamente incapace di cattiveria. Ai contenuti scialbi si aggiungono le musiche tonitruanti  e onnipresenti di Carlo Crivelli nonché le prove tutt'altro che convincenti di Marco Giallini - sempre uguale a sé stesso - e di Eleonora Danco, che sembra non aver capito che il set cinematografico non è quello di Me vojo sarva'. L'ennesima prova convincente di Elio Germano e la fotografia, garantita come sempre, di Luca Bigazzi, sono gli unici elementi che valgono in prezzo del biglietto.    

mercoledì 11 aprile 2018

Hostiles - Ostili

anno: 2017       
regia: COOPER, SCOTT    
genere: western    
con Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Jesse Plemons, Adam Beach, Rory Cochrane, Ben Foster, Peter Mullan, Scott Wilson, Paul Anderson, Timothée Chalamet, Jonathan Majors, John Benjamin Hickey, Bill Camp, Ryan Bingham, Robyn Malcolm, Stephen Lang, Q'Orianka Kilcher, Luce Rains, Stafford Douglas, Richard Bucher    
location: Usa
voto: 7,5    

New Mexico, 1892. Un ufficiale dell'esercito americano (Bale) deve scortare un anziano capo cherokee (Studi) e la sua famiglia in Montana, nella terra natia che alloggia i nativi. Alla piccola truppa si aggregheranno una donna (Pike) alla quale gli indiani hanno sterminato la famiglia e un tagliagole che deve essere mandato a morte (Foster).
Scott Cooper, autore anche del soggetto e del copione, dirige un western in chiave di road-movie che ha l'indubbio merito di mettere in evidenza le contraddizioni dell'America in un'epoca ben lontana da quella attuale. Il viaggio di mille miglia nelle terre selvagge dal New Mexico all'Arizona anziché diventare occasione per esasperare l'aspetto belluino dei due protagonisti, entrambi macchiatisi in passato di orribili omicidi, si trasforma in una presa di coscienza, in un atto di accettazione del diverso, di acquisizione della consapevolezza delle oscenità perpetrate a danno dei nativi americani. La confezione, raffinatissima, dilata gli spazi (qui autentici coprotagonisti) e i silenzi, concede forse troppo alla colonna sonora di Max Richter, ma riesce a restituire in pieno la metamorfosi del protagonista, interpretato da un monumentale Christian Bale, messo a servizio di un film sull'Olocausto dei nativi americani destinato ad allungare una serie che annovera Piccolo grande uomo, Soldato blu, Corvo rosso non avrai il mio scalpo e Balla coi lupi.    

martedì 10 aprile 2018

Io c'è

anno: 2018       
regia: ARONADIO, ALESSANDRO    
genere: commedia    
con Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini, Massimiliano Bruno, Gegia    
location: Italia
voto: 7    

Dal "porco Dio" di Anni ruggenti, un film del 1962 diretto da Luigi Zampa, quando - per la prima volta in Italia - si sentì qualcuno smoccolare sul grande schermo, a Io c'è, titolo geniale che assembla le scritte sulle strade che indicano il reperimento della droga con la massima di Marx sulla religione come oppio dei popoli, la religione stessa è stata raramente messa in discussione nel cattolicissimo Belpaese. C'è voluto il coraggio di Alessandro Aronadio - qui alla seconda regia dopo l'originale Orecchie e dopo la rovinosa caduta in sede di sceneggiatura de I peggiori - per mettere alla berlina gli istituti religiosi che, non paghi di non versare neppure un euro nelle casse dello Stato italiano, sbafano anche sull'accoglienza.
Sono proprio essi a fare concorrenza a Massimo (Leo), che abita nel pieno centro di Roma. Il suo bed & breafast, una struttura faraonica ereditata dal padre, frutterebbe di più se il fisco non gli togliesse quasi tutto. Con la sorella (Buy) e con l'aiuto di un intellettuale perdigiorno (Battiston) decide così di inventarsi una religione ex novo, lo ionismo, per il quale ogni individuo è il dio di sé stesso. Per questa via, lo stabile adibito a B&B viene trasformato in luogo di culto e addio tasse. Il problema è che la gente comincia a crederci davvero e per Massimo la nuova, imprevista responsabilità, diventa insostenibile.
Tra una suora apostrofata come "stronza" e una frecciata al bilderberghiano Mario Monti, vero rottamatore dell'intera nazione, Io c'è dà qualche stilettata alle religioni (ma siamo comunque ben distanti dal graffiante Religiolus), senza particolari distinzioni, salvo poi rifugiarsi in un paio di frasi cerchiobottiste (al protagonista estenuato dal nuovo corso della sua vita, l'amico prete risponde che, nonostante le tante critiche, "poi i problemi della gente ce li smazziamo noi") che relegano tutte le religioni a una narrazione rassicurante, senza calcolarne i devastanti effetti collaterali. Per il resto, Edoardo Leo - perennemente imbrigliato nello stesso personaggio - non sbaglia una battuta, qualche deviazione grottesca e persino da cinema western non guastano e il registro da commedia esistenzialista dissacrante è un amalgama ben riuscito.    

lunedì 9 aprile 2018

Tonya (I, Tonya)

anno: 2017       
regia: GILLESPIE, CRAIG   
genere: biografico   
con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, Bobby Cannavale, Bojana Novakovic, Caitlin Carver, Mckenna Grace    
location: Usa
voto: 7   

Biopic di Tonya Harding (Robbie), pattinatrice americana arrivata ai massimi allori tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta, ma assurta anche alla ribalta della cronaca giudiziaria per via del suo coinvolgimento nell'aggressione alla temutissima rivale Nancy Carrigan (era il 1994). Craig Gillespie (suo l'originale Lars e una ragazza tutta sua) prova a raccontarne la parabola sportiva e personale sospendendo fin troppo il giudizio su un personaggio che nel film rischia di diventare un santino vittima della madre (Allison Janney, impegnata in un ruolo cinico e brutale, in posa con un pappagallo sulla spalla durante le interviste e giustamente insignita con l'Oscar per la migliore interpretazione femminile da attrice non protagonista), a sua volta personaggio-chiave di una sottotrama non meno interessante. Raccontato con un certo compiacimento da cinema indie con venature acide e grottesche, trovate narrative accattivanti - con i quattro protagonisti che ricordano i diversi eventi in flashforward, ormai invecchiati - e una colonna sonora che assembla greatest hits di varie epoche, Tonya si concentra sul tira e molla perenne tra la protagonista e suo marito (Stan), un parassita dalla sberla facile, senza dimenticare di esaltare filologicamente le imprese sulla pista di ghiaccio della protagonista, un'antieroina lontanissima dai principi di De Coubertin, che grazie ai miracoli della postproduzione in digitale riesce a replicare gli impossibili tripli axel tramite la sovrapposizione del suo volto con quello di due pattinatrici professioniste.    

domenica 8 aprile 2018

La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel)

anno: 2017       
regia: ALLEN, WOODY 
genere: commedia 
con Kate Winslet, Jim Belushi (James Belushi), Justin Timberlake, Juno Temple, Max Casella, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tony Sirico, Stephen R. Schirripa (Steven R. Schirripa), John Doumanian, Tom Guiry, Gregory Dann, Bobby Slayton, Michael Zegarski, Geneva Carr, Ed Jewett, Debi Mazar, Danielle Ferland, Maddie Corman, Jacob Berger, Jenna Stern, Michael Striano, John Mainieri    
location: Usa
voto: 4 

Quattro personaggi nella Coney Island degli anni Cinquanta. Una donna al secondo matrimonio (Winslet), con un passato da aspirante attrice e un presente insipido a lavorare come cameriera e a dividere il tetto con un giostraio sbevazzone (Belushi). Quest'ultimo dopo cinque anni rivede la figlia un tempo ripudiata (Temple), che però ha alle calcagna gli scagnozzi del gangster col quale si è sposata in piena incoscienza. La ragazza si invaghisce di un bagnino (Timberlake) che però, senza che lei lo sappia, è anche l'amante del primo dei quattro personaggi. Come andrà a finire?
Con La ruota delle meraviglie possiamo ormai definitivamente congedarci dell'artista ottuagenario che in passato ci ha regalato prodigi a profusione ma che, con la sola eccezione di Match point, nel terzo millennio non ha infilato un solo film degno di nota. In questo caso, nonostante i riferimenti colti ai grandi classici del teatro e alla filosofia, siamo a una scrittura che va per le spicce, serva di un copione che mette in gara due donne diversamente frustrate con il giovanottone di turno (il mediocre cantante Justin Timberlake, presumibilmente nel cast per ingraziarsi il pubblico giovanile). Gratta gratta il mestiere di Allen si vede nelle scenografie d'epoca, nei cromatismi esasperati di Vittorio Storaro, nella capacità di direzione degli attori, ma è davvero troppo poco per un regista del suo calibro.